Appartenere o essere se stessi? Questo è il dilemma

 Gli psicologi sociali, definiscono quello della relazione tra individuo e gruppi, “il problema dei problemi”, sottolineando cosi’ la sua importanza, e la sua trasversalita’ rispetto a tutte le razze, a tutte

da Pixabay cc
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le classi sociali, a tutte le culture. Perchè questa relazione dovrebbe essere, o è, un problema ?

 

Il gruppo, soprattutto quello che viene definito “primario”, va a svolgere una importante funzione sociale, rappresentando una protezione per la persona. E’ vero che non siamo più nella preistoria, non dobbiamo più difenderci dagli animali feroci (questa era una delle funzioni del gruppo, rappresentare una protezione contro quei potenziali pericoli che il singolo non poteva affrontare da solo), ma la nostra vita moderna è comunque costellata di problemi, che ci portano ancora a cercare il sostegno del gruppo. Inoltre, tra quelli che Maslow, nella sua piramide, definisce come i bisogni di base, c’è anche la pulsione di appartenenza: il gruppo si trova quindi ad assolvere a ben due bisogni, quello di sicurezza (il gruppo mi protegge) e quello di appartenenza. E quindi,

perche’ la relazione tra individuo e gruppo, arriva ad essere talmente problematica, da venire definta “il problema dei problemi” ?

Teniamo presente che le persone hanno diverse esigenze: oltre a quelle della sicurezza e della appartenenza, abbiamo anche la esigenza di affermare noi stessi, la nostra unicità ed individualità. Nel momento in cui si consolida quella che viene definita come “identità gruppale”, si vanno a costituire, anche inconsapevolmente, tutta una serie di strutture che delimitano ed identificano il gruppo: rituali, a volte un gergo condiviso, a volte una determinata modalità di comportarsi, segni esteriori e interiori mirati a creare un confine tra “il gruppo” e “tutti gli altri”. Si creano dinamiche interne, abbiamo ruoli e posizioni ben definite. Il gruppo va così, a volte, a minacciare quella che è la individualità della persona. “O appartieni, e quindi ti adegui alle nostre regole, oppure sei fuori dal gruppo”. “Noi facciamo così”. Il tutto declinato con forza differente, a seconda della tipologia del gruppo (più o meno aperto e permeabile ai cambiamenti). Un bel dilemma. Sono stati versati fiumi di inchiostro su queste tematiche: ad esempio, anche all’interno delle teorie dell’apprendimento, c’è chi è in favore dell’apprendimento gruppale, e c’è chi è in favore dell’apprendimento individuale. Quindi, gruppo come potenziale mezzo di crescita personale, contro gruppo vissuto come un limite.

In ogni caso, nel momento in cui la identità gruppale inizia a far sentire il suo peso, le persone tendono ad assumere posizioni differenti:

qui entrano in gioco le caratteristiche, le aspettative, e gli stili di attaccamento personali. Ci sarà chi si adeguerà, per sua convinzione rispetto agli scopi del gruppo, o per semplice comodità; ci sarà chi deciderà di uscire dal gruppo, perchè vive come più importante il bisogno di affermazione personale, rispetto al bisogno di appartenenza; ci sarà chi cercherà di affermare le sue idee all’interno del gruppo, cercando di farlo cambiare, per coniugare così il bisogno di affermazione personale con quello di appartenenza.

di Claudia Muccinelli
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Un commento su “Appartenere o essere se stessi? Questo è il dilemma

  1. Alessandra Marinacci il said:

    Giusto ! Io ho un forte senso di appartenenza ai Gruppi che scelgo però dev’essere per mia scelta.Quando la mia
    adesione richiede il ripudiare( non mettere a confronto, quello è ben diverso)ciò che è per me fondamentale, vado. Anche se con profondo dispiacere.

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