Quando l’amicizia è sopravvalutata

“Chi trova un amico, trova un tesoro” : indubbiamente vero. L’amicizia è sovente valutata come una delle forme di relazione più valide e preziose; un amico non ti tradisce mai, l’amicizia è per sempre. Correndo il rischio di risultare “dissacrante”, mi permetto però alcune considerazioni in merito.

 

Si pensa, si suppone, e spesso purtroppo si pretende, che l’amico non ci tradisca, che ci supporti e che ci capisca sempre.

“Da te non me lo aspettavo, ti pensavo un amico”.

Questo, a livello etico è snaturare il concetto stesso di amicizia (che non è qualcosa che si può “pretendere”), e, a livello psicologico, rispond

da pixabay cc
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e ad un errore cognitivo, quello alla base delle aspettative. Quando ci confrontiamo con un amico, ci aspettiamo che sia sempre e comunque d’accordo con noi, o almeno che condivida il nostro stato d’animo. Riusciamo, adesso, a freddo e “dal di fuori”, a cogliere l’errore logico, che comporta a volte tanti problemi emotivi ? Forse non si tratta di un suo “tradimento”, ma semplicemente di una nostra aspettativa relazionale sbagliata, illogica in quanto assoluta, ed in quanto limitante della libertà della altra persona. L’errore non risiede nel pensare che un amico sia “dalla nostra parte”, ma nel pensare che debba esserlo, e sempre. Non è logico pensare che un amico abbia sempre tempo per noi, che ci debba appoggiare in ogni nostra iniziativa. Questo riflette un nostro eventuale concetto sbagliato della amicizia, risponde ad una necessità nostra, di ricevere appoggio: non al piacere di frequentare una persona, che ha la piena libertà anche di non essere d’accordo con noi, e di avere proprie esigenze e un proprio modo di essere.

“Io ho dato tanto a questo amico, e adesso guarda come mi ripaga”:

non è un concetto rispettoso della altra persona, né tanomeno di noi stessi. Questa idea sta ad indicare una nostra concezione di “dare, per avere qualcosa in cambio in futuro”: questo può solo portare a relazioni di amicizia spurie, rovinate dal gioco (purtroppo comune) di dimenticare il piacere del dare fine a se stesso. In molte situazioni di vita, in cui stiamo vivendo un cambiamento (stiamo cambiando lavoro, stiamo cambiando partner, stiamo cambiando convinzioni politiche o religiose), forse ci sembrerà che addirittura gli amici siano i primi a “darci contro”, piuttosto che a sorreggerci . In questi momenti, entra spesso in gioco un doppio meccanismo di aspettative: da un lato, la nostra aspettativa rispetto al fatto che “l’amico dovrebbe aiutarci” (e già, nel momento in cui usiamo il verbo “dovere”, stiamo entrando in una rigidità che può solo farci male); dall’altro, anche l’amico ha una sua aspettativa rispetto a noi, ed alla nostra relazione di amicizia : la relazione va bene così, ma se il mio amico cambia, forse potrà cambiare anche il nostro rapporto !! E, da qui, il tentativo di frenarci, di farci presenti le difficoltà, piuttosto che i vantaggi del cambiamento. “Io lo dico solo per il tuo bene ! “ : altra potenziale trappola, presente nelle amicizie, ma anche in altri rapporti. E’ una trappola, in quanto presuppone che, ci parla, abbia una visione della realtà migliore della nostra, che “ne sappia di più di noi”. Senza questo consiglio (ma è davvero un consiglio ??), noi ci troveremmo male, perché non siamo capaci di badare a noi stessi.

Anche questo atteggiamento, può non coincidere con la amicizia disinteressata, che presuppone la completa libertà della altra persona: è un tentativo di tenere “legata” la altra persona, ponendosi in una posizione di superiorità (“Io so… e tu no”), e quindi creando una relazione asimmetrica.

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