Si deve convivere con l’handicap?

Cari amici,

Oggi, grazie a un’esperienza molto significativa con la mia fidanzata, csimbolo-cadeira-de-rodashe ringrazio sempre per darmi momenti in cui non ci si annoia mai, vero carburante della mia vita, mi son trovato a riflettere su una questione curiosa: si deve convivere con l’handicap? Mi sono reso conto che questa idea mi balzava nella testa, dopo averla sentita da qualche mio collega molto più cool del sottoscritto….

E’ una idea che ha indubbiamente i suoi vantaggi: è una specie di prosopopea, una proiezione che ti aiuta ad aver davanti agli occhi l’handicap come se fosse un fratellino, un animaletto da compagnia o simili. E’ una finzione che aiuta a non demonizzarlo, a non identificarcisi- io non sono l’handicap – dicono quelli bravi, – Io sono altro, io sono oltre: l’handicap non è che un banale accidente Solo che poi arrivano esperienze nella vita in cui questo compagno di viaggio diventa noioso, ingombrante. Come si fa ad avere una superfidanzata se il posto è già occupato dall’handicap? L’Handicap da fratellino minore, da curiosa ed affettuosa caricatura, diventa una suocera inzittellita ed acida che si tende a voler dimenticare. Se io davvero non sono l’handicap, se io davvero sono totalmente altro, potrò concedermi mezz’ora di ferie ogni tanto, potrò non pensarci….

Invece no,  spesso la vita dimostra che non è così. Dove sta l’errore?

Anzitutto l’handicap non esiste

La parola handicap non rinvia a nessun oggetto concreto con il quale poter scendere a patti, nessun ombrello da poter dimenticare dal lattaio. Handicap indica semplicemente una distanza tra la realtà data e quella desiderata che è maggiore di quella della media della gente,

Non essendo un oggetto definito frasi come dover convivere con l’handicap e/o non identificarsi con l’handicap sono un puro non senso

Non esiste l’handicap, esiste solo l’individuo Roberto che si pone degli obiettivi e si giudica in base a degli standard. L’handicap nasce quando l’individuo Roberto voglia valutarsi secondo standard e obiettivi scopiazzati da altri. Occorre invece valutarsi secondo i propri standard e porsi degli obiettivi conseguenti. Non facendo così, saremmo noi per primi a dar vita al nostro stesso handicap.

Non si tratta di convivere con l’handicap, come se fosse una suocera, nè di pensare a come cacciare la suocera per far posto alla fidanzata, ma di saper trarre da questo intimo desiderio una curiosa lezione.  Il problema è più intimo e più a monte: riesce l’individuo Roberto  a convivere con se stesso, ad accettarsi, rispettarsi, amarsi per quello che è? Perchè vorrebbe nascondere, a sè stesso prima di tutto, una parte di sè?

Il problema è di una certa rilevanza poichè, ammettiamo per un attimo che altri ci amino: come facciamo ad accettare che altri ci amino se noi non amiamo noi stessi? Si arriva a una situazione dissonante. Cosa non funziona? Non funziona che se la suocera se ne va di casa poi devo farmi da mangiare da solo e non ho più da lamentarmi. L’handicap rischia di essere una specie di oppio attraverso cui potersi dimenticare delle responsabilità della vita. Roberto è capace di essere responsabile nella vita, senza dover “tirar fuori l’handicappato” ogni due minuti? Roberto ha gli attributi per essere accolto nella vita di un’altra persona, “senza tirar fuori l’handicappato” ogni due minuti?

Il problema non è imparare a convivere con l’handicap, ma imparare a viverci senza. Il problema non è non identificarsi con l’handicap, ma in cosa identificarsi altrimenti.

Per noi abituati ad handicappizzare ogni esperienza della nostra vita, uscire dalla caverna platonica dell’handicap può essere traumatizzante. Cosa faccio nella vita, se mi togliete l’idea totalizzante di confrontarmi con gli altri per trovarmi in difetto? Cosa offro di mio all’altro se non voglio far leva sulla comune celebrazione della distanza che mi separa da altri? Qual è la parte che Roberto non vuole che venga vista? E’ davvero l’handicap? Quale non accetta che sia amata? Mi rendo conto che il problema rischia di essere non tanto che io voglia nascondere l’handicap all’altro, ma che io voglia giocare a nascondino, nascondendomi dietro l’handicap. Se poi però qualcuno ci fa tana…. sono guai…

Com’è la vita fuori dalla caverna? Faccio un giro e ve lo dico

Rob

 

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Un commento su “Si deve convivere con l’handicap?

  1. alessandra marinacci il said:

    Sei incredibile con o senza ruote, anche quando rompi, con o senza ruote.

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